Shall we dance?

ballo

fonte: web

Qualche sera fa sono tornata in casa del Diavolo per ascoltare buona musica.

Non è importante sapere cos’è il Diavolo, ma se proprio ne sentite il bisogno potete andare a leggere qui, che per inciso è una delle cose, non riesco a definirle in altro modo, che amo di più tra quelle che ho scritto finora.

Musica dicevo e che musica! Un concerto di musica occitana, musicisti bravissimi, che conosco e seguo da parecchio tempo e che meriterebbero una visibilità più ampia, accompagnati da un gruppo di ballerini carichi di un’energia contagiosa e scanzonata, che hanno fatto da apripista e messo in tutti noi un’incontenibile voglia di ballare.

Se mai vi capitasse di andare in una sala da ballo, in una milonga o semplicemente ad una fiera paesana e doveste vedere una persona ferma, immobile, gli occhi fissi sulla pista e sui movimenti dei ballerini, ecco quella sono io.

È uno spettacolo affascinante vedere le coppie di ballerini che volteggiano.

Quasi sempre c’è una coppia di professionisti, sicuri, affiatati, movenze e sincronia perfette, ballano con scioltezza, l’una si fida dell’altro al punto da non doversi neppure guardare, basta tendere una mano per trovare il compagno che la afferra.

C’è una coppia di volenterosi alle prime armi, sono sempre un po’ rigidi, si guardano i piedi, contano i passi per non sbagliare e, inevitabilmente, vanno fuori tempo, con grande irritazione di uno dei due, solitamente la donna, e contrizione del cavaliere.

C’è la coppia di ragazzine, ballano tra di loro, perchè nessuno dei loro amici maschi avrebbe il coraggio di farle ballare tra gli sfottò del gruppo, e ridono come matte, sono giovani, hanno corpi acerbi e ridono, semplicemente felici.

C’è sempre la mia coppia preferita, due persone anziane, a volte molto anziane, forse marito e moglie o forse chissà, ballano cautamente, ma con l’esperienza e la sicurezza che solo un lungo legame può dare, si guardano negli occhi, chiacchierano, magari dei figli o delle spese da affrontare, e ballano la loro vita insieme, un passo alla volta, senza fretta ma sempre a tempo.

Una vita fa ho deciso di seguire dei corsi di salsa, mi piaceva da morire, adoravo quelle ore di lezione, contavo i giorni ed era davvero una gioia poter ballare, abbandonare tutti i pensieri negativi e seguire non più il mio ritmo schizofrenico, ma solo quello della musica.

Però non avevo un partner fisso, solo qualche ballerino di fortuna raccattato per me all’ultimo momento, qualcuno passabile, altri per lo più tragici e pericolosi per la mia incolumità, non sto a raccontare i pestoni che ho rimediato e persino uno strappo dolorosissimo alla schiena.

Ripensandoci adesso mi viene da ridere, ma quanto mi sono arrabbiata allora, avevo a portata di mano una cosa che davvero mi piaceva e non sono stata in grado di portarla a termine.

Io adoro ballare, ma non ho nessuno che lo faccia con me. È difficile, timida ed insicura come sono, fidarmi di uno sconosciuto al punto da farmi prendere tra le braccia e guidare, anche solo per il tempo di un ballo, e allora mi colmo di sensazioni guardando gli altri ballare.

Però, almeno una volta, sarebbe bello provare la sensazione di un ballo perfetto.

Si, sarebbe davvero magnifico.

La distr@zione delle cose

Considera una sera in cui non sei perfettamente presente a te stessa.

Ti osservi e l’immagine di te è sfocata, come preda di un movimento infinitesimo ma costante che ti porta lontano dal centro dell’obiettivo.

Sorseggi un bicchiere di vino, rosso, aspro, senti il tannino che pizzica la lingua, senza pretese ma buono per scaldarti ed arrossare le tue guance.

Sei seduta in una chiesa, anche se di chiesa conserva ormai solo l’apparenza disordinata e decadente.

La musica è il suo vero dio insieme ad ogni forma di cultura, anche quella un po’ alternativa, con un filo di barba sulle guance, tanto per non essere presa troppo sul serio.

Ti sei svegliata con la voglia di fare qualcosa di diverso e per una volta non hai detto no, dai ci rinuncio, cazzo invece sì!

Ti sei vestita, hai guidato nella notte ed ora aspetti, sorseggiando vino, ascoltando Paolo Nutini che graffia le orecchie e punge il cuore mentre ti vedi, riflessa in un grande specchio bombato, che rimanda di te un’immagine ancora più sfocata.

Sorseggi, ascolti ed intanto osservi.

Pareti affrescate intorno a te, vecchi tavoli segnati dalle tracce di avventori poco accorti, drappi di velluto alle pareti, candele e diavoli rossi.

Il rosso è il tuo colore, oggi l’hai sfoggiato anche sulle labbra, con sfacciataggine e liberatoria sicurezza.

Ti senti un po’ nerd, una sfigatella seduta da sola, cercando di renderti invisibile hai giocato con il cellulare, sbuffando e guardando l’orologio, come chi aspetta qualcuno che non deve arrivare, mentre nel profondo speri che non scoprano ancora il tuo bluff.

Il rumore intorno a te aumenta mentre scrivi e rifletti.

Al tavolo dietro il tuo siede un uomo solitario, un grosso bicchiere di birra in mano ed un piccolo registratore a cassette come non fanno ormai più.

Ogni tanto ti volti a controllare che ci sia ancora, ti fa piacere avere un gregario che accompagni la tua fuga solitaria.

Intanto ripensi alle parole che poco fa ti hanno ferito immensamente.

“Sei apatica, sei assente e poco combattiva, hai lo sguardo triste e rassegnato di chi non trova uno scopo, non sei più tu”.

Se a dirle è chi ti ama di più devi per forza crederci.

Come spiegare che sei preda di un’inquietudine senza nome, che vivi al di fuori di te stessa e senti di non appartenerti più? Una fase, un periodo di supremazia ormonale, passerà o forse no ma chi può stabilire a priori il suo divenire?

Per ora non sai che fare e vivi come una foglia in bilico sul ramo, pronta a distaccarsene galleggi a mezz’aria, cercando di prendere una direzione.

Non ti curi che sia quella giusta, non lo è quasi mai, ma sarà la tua direzione e di nessun altro.

Sta iniziando il concerto, acustico, essenziale, organizzato nella speranza di salvare dalla chiusura un regno della musica, che talvolta permette ad uno spirito irrequieto di sostare, bevendo vino in casa del diavolo.

Hai i tuoi demoni nella tasca, stasera saranno in buona compagnia.