Odor di cannella

Ho sempre avuto una sensibilità particolare per gli odori, l’olfatto è il mio senso preferito, perchè mi permette di scavare nei ricordi molto più efficacemente della vista o dell’udito ma è anche la mia maledizione, perchè basta un odore troppo intenso o sgradevole per scaternarmi una violenta emicrania, quasi un rigetto.

Annuso per ricordare.

Annuso, chiudo gli occhi ed ecco arrivare le immagini e le emozioni dimenticate.

Il profumo di mamma, ancora presente in qualche vecchio foulard, l’odore dolciastro della terribile colonia dopobarba di mio padre, l’odore di cucina, denso ed incredibilmente complesso, che impregnava il gembiule di nonna sono tutti lì per me, fantasmi del passato impalpabili nell’aria.

L’odore di verderame dei pomodori appena colti, l’ozono nell’aria dopo un temporale, il buon odore di erba appena tagliata, il salmastro delle alghe sulla spiaggia, quell’odore greve e caliginoso, affumicato e grasso di smog dopo una giornata passata in città e quel particolare profumo di mosto, di fermentazione esplosiva, di lieviti in ebollizione che solo chi abita in terre del vino sa riconoscere ad occhi chiusi.

Sì ad occhi chiusi ma narici aperte, anzi dilatate ad aspirare il profumo dei ricordi.

Nel mio diario di tanti anni fa c’è un’annotazione, scritta il giorno in cui uscii per la prima volta con mio marito, solo poche parole “notte di stelle e il suo odore“.

Per me lì c’è tutto ciò che mi serve per ritornare a quel momento, come per altri bastano le prime note di una melodia per rituffarsi in un momento passato.

Da dove arriva questa sinestesia? Che c’entra la cannella?

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fonte: web

Io adoro il profumo di cannella! Nelle mie torte c’è sempre un pizzico impercettibile di cannella e una punta di pepe bianco, perchè un dolce, per essere veramente indimenticabile, deve essere un po’ pepato, avere un tocco di follia.

Ho un vecchio barattolo di vetro pieno di meravigliosa polvere rossastra, acquistata a peso in un mercatino provenzale da un indiano con gli occhi gentili.

Ogni tanto lo apro per il puro piacere di viaggiare nei ricordi.

Chiudo gli occhi e sono a Bruxelles nel quartiere della Vieux Ville a mangiare speculoos appena sfornati, oppure a Cordoba nel ristorante dei bagni arabi, davanti ad un inquietante piatto di melanzane cioccolato e cannella e ancora un far breton alla cannella in una taverna di Quimper, una birra scura e speziata gironzolando per Anversa, un bicchiere di vino caldo passeggiando sottozero a Firenze.

Oggi si parla di comfort food, quel cibo che riscalda e conforta cuore e anima, ma per me non c’è miglior conforto di riso, castagne e latte con zucchero e cannella, alla prima cucchiaiata vedo le mani della mia nonna adorata che mi porge la scodella e  il suono della sua voce “Ven nein, ven a mangè ch’le caud“.

Ho un libro che amo molto e di tanto in tanto rileggo volentieri, La Bastarda di Istanbul di Elif Shafak.

fonte: clicca l’immagine

Come potrei non amare un libro il cui primo capitolo è intitolato Cannella e l’ultimo Cianuro di potassio?

Non maledire ciò che viene dal cielo. Inclusa la pioggia. Non importa cosa ti precipiti addosso, non importa quanto violento il nubifragio o gelida la grandine: non rifiutare quello che il cielo ti manda.”

Dal modo in cui la guardava, si vedeva subito l’amore. Amore e rispetto e sincronia. Quando lui parlava, lei completava con i gesti, quando lei gesticolava, lui completava con le parole. Erano due individui complicati che sembravano aver raggiunto insieme un’armonia miracolosa.”

 Penso sia arrivato il momento di immergermi di nuovo nei suoi profumi e nella descrizione di una città che mi affascina e che molto presto dovrà essere mia.

 Visto che questo è un post sinestetico, una contaminazione dei sensi della percezione, vi regalo una ricetta, la miglior torta alla cannella che potrete mai assaggiare.

Questo non è un blog di cucina, quindi niente foto meravigliose ed allettanti.

Dovrete lavorare di immaginazione perciò chiudete gli occhi, aspirate il profumo e non vi servirà altro.

Buon viaggio!

Plumcake alla cannella

250 g di farina, 250 g di zucchero, 3 cucchiai di zucchero di canna, 250 ml di latte intero, 125 g di burro, 2 uova, 1 e 1/2 cucchiaio di cannella in polvere, 1 bustina di lievito.

Mettete in una ciotola farina, lievito e un cucchiaio di cannella, mescolate bene, aggiungete le uova sbattute con il latte, lavorando con un cucchiaio di legnoe, infine incorporate a filo il burro fuso.

Versate due terzi del composto in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato, spolverate sopra tre cucchiai di zucchero di canna e mezzo cucchiaio di cannella.

Ricoprite con l’impasto restante e infornate a 180° per mezz’ora.

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Adoro le rose, non posso fare a meno di annusarne una o accarezzarne i petali, quando passo davanti ad un roseto.

Le rose sono così, opulente, barocche e impertinenti, protagoniste assolute dei giardini, si amano o si odiano ma sanno come attirare l’attenzione degli uomini e degli insetti.

Avete mai osservato un’ape rotolarsi voluttuosamente nel centro di una rosa, ubriaca di profumo e polline? E’ uno spettacolo meraviglioso da fotografare.

La mia adorata nonna mi ha trasmesso la passione per le rose, come quella per la cucina e per i viaggi, oltre ad avermi lasciato tante piante di rose antiche nel suo giardino.

Ogni volta che colgo un bocciolo la sento vicina e ascolto la sua voce. Forse invecchiando sto diventando sentimentale, ma sento di dovere molto a quella piccola donna che mi ha cresciuto con severità e tanta dolcezza.

All’inizio di maggio la community di foodblogger RE-CAKE ha lanciato il cake contest mensile

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quando ho visto che si trattava di una torta all’aroma di rosa ho deciso immediatamente di provarci!

E’ la prima volta che partecipo ad un contest, non sono una pasticcera così brava e mi sono sempre tenuta in disparte, ma questa volta è diverso e dedico la mia “dolce fatica” alla mia adorata nonna e a mio padre, che proprio oggi compirebbe gli anni.

Le rose che ho utilizzato sono quelle del mio giardino, assolutamente biologiche e non trattate.

Erano così belle che mi sono divertita a creare un set fotografico per renderle ancora più protagoniste.

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WHITE ROSE CAKE

(dose per 4 tortine  ∅ 10 cm)

115 gr di farina 00

5 gr di cremor tartaro e 5 gr di bicarbonato

un pizzico di sale

3 chiare d’uovo

110  gr di burro morbido

110 gr + 85 gr di zucchero semolato

30 ml di yogurt intero

30 ml di latte scremato

1 cucchiaio di acqua di rose

estratto di vaniglia

175 gr di Philadelphia

180 ml di panna

marmellata di rose

petali di rosa brinati

La preparazione del dolce è stata laboriosa e divertente!

Il procedimento seguito è quello riportato nel blog di Elisa di Rienzo il fior di cappero. Ho seguito il procedimento della ricetta fedelmente, apportando alcune varianti negli ingredienti.

Ho preparato mezza dose rispetto alla ricetta proposta e ho deciso di creare tortine monoporzione farcite a tre strati, anzichè un’unica torta.

Non ho trovato yogurt greco quindi ho usato yogurt intero non dolce ed estratto di vaniglia fatto da me.

Non ho messo i petali di rosa nell’impasto perchè ho deciso di preparare una profumatissima marmellata di petali di rosa rossa, che ho spalmato sugli strati prima del frosting al philadelphia.

L’aggiunta della marmellata, con il sapore intenso e la consistenza dei petali di rosa, ha dato un gusto ancora più speciale ad un dolce davvero meraviglioso. Sono soddisfatta di averci pensato ed è stato gratificante prepararla.

Per decorare il dolce ho preparato dei petali di rosa brinati con lo zucchero semolato, che ho disposto sulla sommità delle tortine a ricreare una rosa aperta.

Temevo che l’aroma alimentare di rosa conferisse al dolce un gusto stucchevole di saponetta invece non è stato così.

Il sapore e il profumo di questo dolce sono meravigliosi e diversi da qualunque altro dolce avessi mai assaggiato.

E’ stato apprezzatissimo dalla mia famiglia, per mia madre è addirittura il dolce migliore che abbia mai fatto, e non ne abbiamo avanzato neppure una briciola.

Ecco la mia creazione, spero vi piaccia quanto è piaciuto a me realizzarla!

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