Zigulìbri #2

Questa volta lo zigulìbri è dedicato a un libro che ho letto con vero piacere durante una delle mie passeggiate quotidiane in solitaria; è un testo breve e di piccolo formato, adatto a essere gustato camminando ondivaghi, ma denso di spunti di riflessione e frasi da aforismario.

Un amico una volta mi disse, in maniera ingenerosa e provocatoria, che le uniche due cose che giustificano l’esistenza della Svizzera sono la cioccolata e Friedrich Dürrenmatt.

Da grande appassionata di teatro di prosa, negli anni ho visto più di uno spettacolo teatrale di Dürrenmatt e raramente mi ha deluso. Invece non avevo mai letto una sua opera e ho voluto iniziare il mio excursus letterario, che credo non si fermerà qui, con Romolo il grande, una commedia di cui ho molto amato l’allestimento teatrale con uno straordinario e impeccabile Mariano Rigillo nella parte del protagonista, l’imperatore Romolo Augustolo, ultimo monarca dell’Impero Romano d’Occidente.

Il sottotitolo recita “una commedia storica che non si attiene alla storia” e il suo autore nelle note finali la definisce difficile proprio perché sembra facile.

Credo che la difficoltà vada ricercata non nel testo, che scorre piacevolmente ed è pieno di ironia e precisi tempi comici, quanto nel sottotesto, nel significato nascosto dietro le parole, che si insinua con l’avanzare della lettura per esplodere nel perfetto e dolceamaro finale.

Lo stile è apparentemente solenne, l’impianto quello della commedia classica, quattro atti in cui si sussegue una teoria di personaggi a volte esilaranti. Ci si rende presto conto che ogni personaggio ha un lato molto umano celato dietro il ruolo che ricopre.

Così, ad esempio, dietro l’onore militare umiliato del soldato Emiliano, che torna dalla prigionia, c’è il dolore dell’uomo torturato, che ha sofferto molto e inutilmente per una patria che non riconosce più e per una donna il cui ricordo l’ha tenuto in vita, ma che sarebbe pronto a sacrificare per la salvezza della povera patria.

La difficoltà maggiore per chi interpreta Romolo, ricorda l’autore, sta nel non farne da subito un personaggio simpatico. Per vent’anni l’imperatore recita la parte dello stupido, dello stoico buffone, dell’allevatore di polli cui dà, con noncurante cinismo, il nome dei suoi predecessori. Tuttavia, dietro l’apparente svagatezza con cui tiene le redini di un impero allo sfacelo, dietro le vesti sontuose e la corona di foglie d’oro, il cui valore si riduce a quello di ultima riserva di denaro per pagare i servitori, ecco apparire un uomo spiritoso, rilassato e affettuoso, che abbraccia il suo destino e accetta ciò che non può essere cambiato, senza risparmiare saette e sarcasmo, con parole sorprendentemente moderne, valide e applicabili a qualsiasi governo si sia succeduto nella storia umana.

ACHILLE Il ministro delle finanze è fuggito, maestà.

ROMOLO Fuggito?

ACHILLE Con le casse dell’erario, maestà.

ROMOLO E perchè? Se non c’era dentro niente!

ACHILLE Spera in tal modo di nascondere la bancarotta totale delle finanze imperiali.

ROMOLO É stata un’eccellente idea la sua. Non c’è rimedio migliore, per nascondere  un grosso scandalo, che costruirne uno di più piccole dimensioni. Gli sia dunque conferito il titolo di “salvatore della patria”. E dove si trova adesso?

ACHILLE Ha trovato un impiego a Siracusa, come contabile in una ditta esportatrice di vini.

ROMOLO Bene! Auguriamoci dunque che questo fedele servitore dello Stato riesca almeno a rifarsi nel commercio delle perdite che comporta la carriera nella pubblica amministrazione. Ecco, prendete. (Si toglie la corona e ne stacca due foglie di alloro, dandone una a ognuno dei due servitori). Fatevi cambiare tutti e due in sesterzi queste foglie d’oro. Tenetevi quanto vi spetta e ridatemi il resto, perchè devo ancora pagare il mio cuoco, l’uomo più importante del mio impero.

D’altra parte uno dei motti più spietati e acuti di Dürrenmatt è ” Il mondo è una polveriera in cui non è vietato fumare” e Romolo sa perfettamente come deve agire per disinnescare la polveriera su cui regna, benché sembri più interessato a giustiziare le galline più improduttive del suo pollaio.

ROMOLO E della gallina che porta il mio nome, che notizie puoi darmi?

PIRAMO È l’animale più nobile e dotato che esista nel nostro pollaio. Uno dei più pregiati prodotti della pollicultura romana.

ROMOLO E l’uovo l’ha fatto, questo nobile animale?

Piramo guarda Achille, implorando aiuto.

ACHILLE Quasi, maestà.

ROMOLO Come quasi? Che vuoi dire? Una gallina o fa l’uovo o non lo fa.

ACHILLE Non ancora, maestà.

ROMOLO (con un gesto deciso) E allora vuol dire che non lo fa. Se non è buona a niente sarà almeno buona in pentola. Dite al cuoco che cucini anche me insieme a Oreste, e inoltre Caracalla.

L’azione è veloce, tutto si svolge nelle ultime ventiquattr’ore dell’impero romano, alle Idi di Marzo del 476 d.c.

TULLIO ROTONDO (è sconvolto) Ma non è possibile, maestà: si tratta di una notizia che sconvolgerà il mondo!

ROMOLO Ti sbagli, ministro: non sono le notizie a sconvolgere il mondo. Sono i fatti, e quelli non possiamo cambiarli perché sono già accaduti quando le notizie arrivano. No: le notizie non fanno altro che eccitare il mondo. È bene perciò abituarsi a farne a meno.

…………..

ROMOLO Non sono stato io a tradire l’impero. É Roma che ha tradito se stessa. Conosceva la verità, ma ha scelto la violenza; conosceva l’umanità e ha scelto la tirannide. Doppiamente si è disonorata: di fronte a se stessa e difronte ai popoli che erano affidati al suo potere. Tu sei adesso dinnanzi a un trono invisibile, Emiliano, il trono degli imperatori romani di cui io son l’ultimo. Come posso aprirti gli occhi affinchè tu veda questo trono, questo cumulo immane di teschi ammonticchiati, questo torrente di sangue, che fuma sui gradini, come un’eterna cascata della potenza di Roma? Che risposta puoi pretendere che ti venga dal culmine di quell’enorme edificio che è la storia romana? Che cosa vuoi che dica delle tue ferite l’imperatore, ergendosi sulla massa di cadaveri dei propri figli e dei figli altrui, sull’ecatombe di vittime massacrate nelle guerre per la maggior gloria di Roma, o sbranate dalle belve perchè Roma si divertisse?

Di fronte a queste parole, così intrise di modernità, non viene forse in mente l’avanzata dei disperati sui barconi, l’orrore di chi preferisce farsi esplodere anzichè dialogare e diventa strumento, spesso inconsapevole, di forze nascoste, carne e moneta di scambio per interessi di pochi a danno di molti e dall’altra parte il rifiuto che molti governi innalzano a suon di muri, sordi e ciechi al cambiamento, come patrizi di una Roma sempre più decadente e ripiegata su se stessa?

É una lettura piacevole, è bello perdersi nelle frasi e tornare a rileggerle e non è raro che scappi una sonora risata di divertimento, seguita da un istante di riflessione che la rende dolcemente amara.

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