Dicembre

sulle mura di Lucca@fotomia

Nello spazio sospeso,

tra il giallo e il rosso,

prego le sillabe

perché in Dio

non credo,

preferisco la gentilezza

di un uomo maldestro.

Un disco di ottone indugia

nel cielo indeciso di blu,

era la prima alba di dicembre,

ore di luce livida si sfaldano

nell’attesa della neve,

cadrà presto per dispetto.

Globi di luccio-led

rischiarano orbite

di negozi chiassosi,

pieni di merce

speranza pietosa

vuoti di persone

povertà dignitosa

Digiunare con il frigo pieno

è un lusso inutile

che solo i ricchi

sanno ostentare.

Il sorriso di un bambino

è purezza disarmante

contro l’umanità indecorosa.

La vita è un eterno precariato

senza ammortizzatori

sentimentali.

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Being Spank

Che fatica …..

Svegliarsi con gli occhi da rana e la voce di Spank. L’umore no, quello è il solito del mattino, feroce e rabbioso come un crotalo in astinenza da morsi.

Soppeso i pro e contro di alzarmi subito. Dieci minuti per truccarmi e dare una patina di normalità alla mia faccia da zombie oppure chiudere gli occhi e ignorare il mattino. Inutile dire cosa scelgo.

È un giorno da porta girevole, ruoto su me stessa senza trovare un’uscita e intanto penso a tutte le decisioni che ho preso; mi sforzo di individuare qual è stato il momento esatto, il bivio che non dovevo imboccare, quel forse chissà che mi avrebbe cambiato la vita. Serve a nulla, se non a dare un gran mal di testa e farmi abbassare la pressione, che già di suo guarda negli occhi le formiche.

Dovrei accontentarmi di ciò che ho, ma è una pulsione distruttiva che non riesco a contrastare e poi come si fa….. il verbo accontentarsi non ha un bel suono e ha il sapore del pane stantio che raschia in gola.

Il solito mug di caffè tra le dita, sbocconcello distratta i biscotti mentre scrivo, ho inaugurato un quaderno nuovo e voglio fissare un’idea balzana che mi ha fatto compagnia stanotte.

È bello violare con l’inchiostro il candore della pagina e prendere possesso di un territorio che esiste solo nella mia testa. 

Uff, questo magone proprio non se ne vuole andare e preme dietro le tempie con forza. Ora Spank si farebbe un pianto a gran voce per poi tornare subito a ridere. Ma io non sono lui, ne ho solo la voce arrochita del mattino e il tempo non mi dà il tempo di vivere, solo la necessità di rincorrere i minuti che non mi appartengono.

Guido in silenzio, stranamente piano e senza musica che guasti il nulla che ho dentro. Appoggio la testa all’indietro, ancora un attimo per me ad occhi chiusi, un sospiro per prendere coraggio e subito bussano al vetro, che fa, non va a lavorare, bella la vita di chi è sempre in vacanza.

Il crotalo dentro di me alza la testa e srotola le spire. Spank invece fa una risata, alza le spalle e sorride come se davvero mi piacesse vivere così, arrivo, due minuti e si apre.

La gentilezza mi ucciderà.

Eclissi

sadness

fonte: web

“E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari”

Sono stanca di cercare un senso ai miei sacrifici.

Sono stanca di riempire il vuoto delle mie giornate inventandomi piccole inutilità quotidiane.

Vorrei avere relazioni normali, reazioni normali, una vita normale.

Vorrei non dover assorbire ogni giorno il dolore degli altri, una spugna di carne buona solo per essere strizzata e spremuta mille volte.

Vorrei non dover essere sempre quella che dà consigli e risolve problemi, perché di quei maledetti io ho un sacco pieno zeppo e non è mai successo che qualcuno mi guardasse dentro e capisse quanto cazzo sto male.

Vorrei non soffrire come un cane ogni volta che mi sento usata, un jukebox che si spegne quando hai terminato l’ascolto della sua canzonetta.

Vorrei riuscire a ricordarmi che sono io quella che si prodiga troppo, ogni singola maledetta volta, e allora mi sta bene perché le rogne io me le vado a cercare e me le merito.

Vorrei aver visto l’eclissi di oggi invece di aver lavorato a testa bassa per la gloria e il prestigio di altri.

Vorrei usare le cose che posseggo invece di limitarmi a spolverarle.

Vorrei avere una vita privata che mi facesse dimenticare con una risata le cazzate che mi circondano.

Vorrei non avere così tanto tempo vuoto per pensare e rimuginare.

Vorrei smettere di attaccarmi morbosamente alle persone che mi circondano, ma sono così sola e abituata al silenzio che non so più relazionarmi in maniera equilibrata con chi mi sta di fronte.

Vorrei anche smettere di piangere stasera ma non riesco. Almeno servisse a lavare via questa tristezza invece domani avrò solo gli occhi gonfi e una patetica faccia in sfacelo.

Vorrei che questo schifo finisse.

Vorrei avere una scelta.

Vorrei smettere di vomitare parole nella speranza di ripulirmi da questa amarezza.

Oggi ho un’eclissi di vita.