Me too – Spettatori paganti

Il primo articolo del nuovo anno è il contributo che ho scritto per il progetto Me too che, grazie all’iniziativa e all’ospitalità di Tratto d’unione, ha permesso a tante blogger di raccontare il vissuto, personale o di persone care.
Sono quella che sono, per fortuna o purtroppo, anche grazie a queste ferite che porto senza vergognarmi di raccontare. Avrei potuto essere una donna migliore, forse, ma nessuno lo saprà mai.
A chi leggerà chiedo il favore di lasciare un segno anche sul blog di Tratto e magari di leggere chi, prima di me, ha raccontato.
Ogni testimonianza è un passo prezioso verso un mondo migliore.
Ogni lettura è un passo verso la consapevolezza.
Questo è ciò che tutte le donne si augurano.

Tratto d'unione

spettatori pagantiImmagine di Arianna Farricella

«Una volta mi ha picchiata mentre mi possedeva. Dovrei dire mentre facevamo l’amore, ma quello era tutto tranne che amore. Ho portato i lividi dei suoi pugni sui fianchi per settimane. Mi muovevo sotto di lui, è stato questo il motivo della sua furia. Solo le puttane si muovono durante il sesso, le brave mogli cattoliche invece stanno ferme, attente a non godere perché non sta bene. Avevo vent’anni quando mi sono sposata. Erano i primi Anni 60, non si parlava certo di violenza sulle donne né di femminicidio. I panni sporchi andavano lavati in famiglia e se il marito ti prendeva a sberle magari gliene avevi dato motivo. Per chi non sapeva sopportare qualche schiaffo in silenzio non era così semplice separarsi. Il giorno in cui ho abortito la prima volta se n’è andato a caccia tutto il giorno. Si è arrabbiato tanto al suo…

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Punti

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fonte: web

scegli un ago, sceglilo bene, lucido, affilato, che entri con decisione nei tessuti e permetta un lavoro pulito, molto pulito, da vero professionista, i guanti sì, i guanti vanno sempre indossati, per tenere lontani i germi, la sporcizia, tutto quel puzzo di umanità che contamina ogni cosa, perchè un vero professionista è al di sopra delle bassezze, al di sopra di quell’odore acre di paura, un professionista maneggia la carne come fosse inanimata, prende con destrezza i lembi, riunisce bordi sbrindellati, non si fa spaventare da lacrime improvvise quanto inopportune, gemiti o pupille che si dilatano, non guardare mai negli occhi, non dare speranze, non promettere ciò che non è nelle tue possibilità, la bellezza sparisce, la bellezza è affimera, tu limitati a ricucire labbra stracciate, nasi deformi, sopraccigli che sembrano gobbe di dromendario e non chiedere, non chiedere mai il perchè, non ascoltare le pietose bugie di chi è inciampato nell’ennesimo spigolo, di chi non ha acceso la luce in camera, di chi ha incontrato uno specchio troppo da vicino, non guardare quelle mani che tremano nel fimare fogli di dimissione che, tu lo sai, spesso sono fogli di condanna a morte, perchè le tue clienti ti sono così affezionate, lavori così bene che talvolta tornano, tornano per farsi fare un vestito nuovo o semplicemente per rammendare quello tragico e liso che indossano tutti i giorni, tu ancora una volta cerca il filo più sottile, seta, nera e un ago curvo, che permetta una presa gentile, avvicinati e lascia che piangano, lascia che tremino, ma tu non tremare, offri un lavoro pulito, offri quello che sai fare meglio, poi guardale andare via e spera, ogni maledetta volta, che sia l’ultima che le vedi, versati finalmente quel whisky e apri lo scaffale di metallo, alla lettera F di fallimenti scrivi l’ennesima cartella, donna, 25 anni, ferite lacero-contuse alla tempia, ematoma orbitale dx, labbro inferiore lacerato, vistosa epistassi con probabile frattura del setto nasale, riferisce caduta accidentale dalle scale, accompagnata in stato di evidente shock dal convivente, rifiuta di parlare con assistente sociale e firma il foglio di dimissioni, chiudi quella maledetta cartella e finalmente concediti di tremare, lancia quel cazzo di bicchiere contro il muro, guarda i frammenti di vetro volare in ogni direzione, ogni scheggia una lacrima, ogni stilla di whisky una goccia di sangue, un dente caduto, un lembo di cuoio capelluto da rimettere insieme e adesso sì, adesso che non ti vede nessuno puoi piangere, per tutta quella pelle che hai ricamato con chilometri di filo nero.

Dedicato a te……….. i punti non ci sono più, la cicatrice rimane