Libri: Se ti abbraccio non aver paura

Finalmente riesco a scrivere di un libro che, grazie al tempo libero regalatomi dalla vacanza, ho terminato di leggere e mi è piaciuto!

Dico finalmente perchè purtroppo il blocco della lettura continua, la lista descritta qui si è notevolmente allungata e nuovi acquisti si stanno ammucchiando sugli scaffali di casa. Presto dovrò costruire un nuovo modulo anche per la libreria della non-casa. ¹

(a proposito devo scrivere la seconda parte del post!)

Quando mi piacciono i libri di Marcos y Marcos!!

Sono belli i colori, le copertine e la sensazione tattile della carta, spesso li acquisto per la loro bellezza ma devo dire che poche volte il contenuto mi ha delusa.

agguato all'incrocio

Il libro non è nuovo, è stato un best-seller di due anni fa grazie al passaparola dei lettori ed è rimasto per molto tempo a prendere polvere sul mio comodino.

D’altra parte si legge bene anche poco per volta anzi, ho riletto alcune pagine più volte e mi sono sottolineata alcuni passaggi, cosa che raramente faccio.

Mi ha incuriosito l’argomento trattato, una vacanza on the road di un padre con il figlio diciottenne a zonzo per le Americhe.

Niente di strano apparentemente se non fosse che il ragazzo, Andrea, è autistico e la storia è realmente accaduta.

L’autismo è una malattia terribile per chi la vive e per chi la affronta da famigliare, ma estremamente affascinante dal punto di vista medico, perchè ancora indecifrata.

Si parla spesso di cause genetiche, psicologiche del tipo “madre frigorifero”, farmacologiche come nel caso dei vaccini.

Ognuno è libero di pensare ciò che meglio ritiene, io ho una mia opinione ma non è questo che mi interessa descrivere.

Mi ha colpito l’amore di questo padre e la frustrazione, a volte la rabbia, nel non poter interagire appieno con il figlio, ma anche il disagio di Andrea, espresso con la scrittura a computer, perfettamente conscio di vivere intrappolato in una gabbia.

Ci sono momenti divertenti e altri più malinconici.

Un po’ si” l’intercalare preferito di Andrea è diventato anche il mio preferito, ultimamente.

Ovviamente non c’è un lieto fine, la vita di Andrea è ancora in pieno svolgimento, ma ci sono le ansie e i timori di un padre, sollecito verso la maturazione fisica, psicologica e sessuale del figlio e preoccupato per ciò che il futuro potrà riservargli, nel momento in cui non avrà più il supporto della famiglia.

E’ un libro che parla di quel tipo di amore puro e senza secondi fini che solo i genitori, credo, possono provare.

Mi piace riportare qui alcune delle frasi che mi hanno colpito.

“Il deserto entra ed esce dai miei pensieri. L’associazione tra deserto e autismo è immediata. La scarsità di relazioni, l’apparente monotonia. Il silenzio……………..

Forse l’autismo è un deserto inizialmente ostile, molto esigente, sin troppo sincero e io lo sto attraversando senza sapere se possiedo riserve d’acqua a sufficienza, se potrò conoscere i suoi segreti, se ne afferrerò l’essenza”

“Mio padre rientra e non so cosa dirgli, non ho il coraggio di raccontare quello che ho appena visto. Lo capisce dal mio sguardo: hanno fatto gol?, chiede. No dico, però Pelè ha tirato in porta e il portiere è volato da un palo all’altro. Volato? mi chiede. Papà, l’ho visto volare come un uccello.

Vedi, mi ha detto, non sempre servono le ali per fare grandi cose”

“Capisco che ognuno di noi, per navigare nel flusso della vita, si costruisce come può dei remi e l’unica cosa davvero importante sarebbe non sbatterci quei remi sulla testa l’un con l’altro.”

L’importante è che finisca bene

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“Che libro stai leggendo?”

“E’ interessante?”

“Finisce bene?

Che ti importa di come finisce il libro, finisce come deve finire!

Non riesco a capire perchè ci si debba privare della lettura di un libro o della visione di un film solo perchè non hanno un lieto fine.

Ho una discussione in continuo divenire, praticamente da tutta la vita, con mia madre e le mie sorelle, perchè si rifiutano categoricamente di leggere qualsiasi cosa che non abbia un lieto fine.

“Stavolta non mi freghi, non consigliarmi altri libri che finiscono male eh!”

A me del lieto fine non importa un accidente, se un libro mi piace sono disposta ad accettare anche un finale triste, perchè rispetto il punto di vista del suo creatore nel decidere la sorte dei personaggi.

Trovo stucchevole la ricerca dell’happy-end a tutti i costi, penso invece che alcuni dei libri migliori mai scritti siano quelli che finiscono “male”.

Anna Karenina, Cime tempestose, Madame Bovary, L’amico ritrovato, La schiuma dei giorni, Il grande Gatsby, Se questo è un uomo, La casa degli spiriti, I ponti di Madison County, Le metamorfosi, Le fiabe di Andersen, Le braci sono solo i primi che mi vengono in mente, ma si può davvero pensare che sarebbero migliori o più profondi ed evocativi se fosse toccato loro in sorte un lieto fine?

A volte un po’ di tristezza è necessaria, come lo zucchero nel sugo di pomodoro o un pizzico di sale nella torta, serve a riequilibrare, a far restare con i piedi per terra, aiuta a vivere.

Concludo con una delle mie poesie preferite, malinconica ma tanto bella

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
 
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
 
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
 
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia
(E. Montale)

Passione Jane – prima parte

Ebbene si, anch’io faccio parte della nutrita schiera di appassionati della produzione letteraria di Jane Austen.

Avendo un bel po’ di anni alle spalle -ma no dai, non sei così vecchia!! direbbe mia madre- posso dire con orgoglio di avere iniziato a leggerla prima che diventasse di moda, quando leggere libri del genere ti classificava invece tra le irriducibili romantiche un po’ zitelline.

Visto che il primo amore non si scorda mai, il primo libro che ho letto è tuttora il mio preferito, molto prevedibilmente Orgoglio e Pregiudizio.

Nella remota eventualità che qualcuno non lo conosca, vi rimando ad un’attenta e articolata analisi che Paveseggiando ha scritto con maestria.

Oltre a saperlo praticamente a memoria, ne sono così fanatica da averne letto più di una traduzione.

La prima fu un libro vecchissimo di mia madre, una edizione ridotta e semplificata “per signorine”, rilegato in tela blu con illustrazioni in colori pastello.

L’edizione più letta e anche più malridotta è un vecchio tascabile Mondadori

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che riposa meritatamente a fianco di un volume più nuovo, una buona traduzione acquistata in edicola in abbinamento ad un quotidiano nazionale.

Ringrazio la Jane Austen Society of Italy per l’ottima traduzione di Giuseppe Ierolli, scaricabile gratuitamente qui, anche se penso mi regalerò l’edizione speciale uscita per il bicentenario.

Se mi è possibile, cerco sempre di leggere i libri che preferisco in lingua originale, l’ho fatto anche per la saga di Harry Potter e devo dire che ne guadagna assai, perciò ho scaricato qui l’ebook gratuito del mio beniamino e ne valeva la pena.

Posso dire che tanto amo i libri di J.A. quanto odio i vari cloni che si sono susseguiti, gli a spasso con, a letto con, in cucina con, gli Austen-zombie che nulla hanno della bellezza degli scritti originali, se non un richiamo nel titolo e un robusto uso del marketing alle spalle.

Forse farò un’eccezione per un ebook pubblicato da Fazi, Una carrozza per Winchester, che mi sembra degno di interesse per quanto odi leggere gli ebook! Sono donna di altri tempi e preferisco che il libro che ho davanti sia di cellulosa e non di silicio.

Tra gli innumerevoli film, il mio preferito rimane quello prodotto dalla BBC con Colin Firth e Jennifer Ehle,

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anche se Keira Knightley incarna meglio il prototipo della signorina vittoriana elegante, esile ed emaciata

Film Title: Pride & Prejudice.

e trovo delicato e fantasioso Becoming Jane, dove si tenta di ricostruire il percorso di vita che porterà alla genesi dei migliori personaggi femminili di J.A.

Becoming Jane (3)

Per il momento concludo questo strampalato articolo; mi riservo una seconda parte che si addentrerà in un mondo molto più frivolo e femminile, anche se il comune denominatore rimane lei, la mia amata

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