Il mestiere che entra

Luna quasi piena stasera nel Kansas, luna che fa riflettere, che chiama a sé la schiuma dei pensieri, ché di acqua siamo fatti e di abissi profondi.
Ascoltando una canzone che mi affascina ho immaginato questo.

tumblr_n3kzw4R6Me1sbg0tro7_500

fonte: web

Oggi una persona, il viso scolpito dallo scalpello dei troppi sorrisi e levigato dalla saggezza, mi ha preso una mano tra le sue, l’ha accarezzata con cauta gentilezza e mi ha detto di non permettere mai più a nessuno di rendere i miei occhi così tristi.
Ho risposto che talvolta un piccolo gesto porta con sé una valanga di conseguenze che sommergono tutto, riportandoti al punto di partenza, spogliato di ogni certezza, intento a cercare di coprire con mani tremanti un’anima più nuda e indifesa di qualunque corpo.
Così ti ritrovi a scavare nel fango, cercando stracci di vecchie abitudini e vecchi difetti, e tenti di cucire insieme i pezzi, senza renderti conto che hai in mano una stella che mai si incastrerà in un foro tondo.
E allora provi a scappare via con la testa, meglio far finta che sia stato tutto uno scherzo, un diversivo senza valore, e ti illudi sia facile ma devi convincerti, devi farti andar bene anche se niente va bene, perché se molli la presa il fango ti accoglie di faccia e non ti lascia più.
Questo ho detto alla mia saggia interlocutrice che mi ha sorriso, incidendo una nuova tacca sul legno della sua fronte, e mi ha permesso di deporre queste parole dentro quel solco, promettendo di custodirle per me finché smetteranno di far male.

Annunci