Notturnando

Notturnando è il gerundio di notturnare, che nel mio personale vocabolario significa trascorrere la notte oziando in attesa del sonno, impegnata in piccole inutili occupazioni, lasciando scorrere i pensieri senza meta.

La musica accompagna il mio vagabondare e talvolta le parole affiorano da sole, nella quiete intorno a me.

Bevo sorsi salati di magnesio

nel vuoto di velluto

che mi avvolge.

Ronzare lieve di metallo

stride nell’aria.

Scie di lucciole d’acciaio

si rincorrono.

Il cuore rallenta

-un tremito-

si ferma

-un palpito-

riparte

-un batter di ciglia-

Il vuoto freme

il pieno riposa.

Una goccia di magnesio solitaria

luccica

sulle mie labbra dischiuse.

Buio, finalmente.

Silenzio.

Amplesso

L’uomo le prese la mano con gesto deciso, accarezzandole l’interno del palmo con le dita.

Lei lo guardò, sorpresa da quel tocco così intimo, gli occhi socchiusi, goccioline di sudore ad imperlarle il labbro superiore, aspirando il suo odore.

Rimasero un istante immobili, troppo vicini, a scrutarsi con il respiro affrettato, i corpi riflessi nel grande specchio appoggiato alla parete.

Le dita di lui scesero lentamente dal viso di lei lungo il collo, fermandosi su una piccola vena che prese a danzare impazzita, e poi giù fino al fianco nudo e morbido che si arcuò in risposta.

Iniziarono a muoversi piano, il bacino di lei aderente al ventre di lui, le gambe avvinghiate l’una all’altra, gli odori e il sudore mescolati ad eccitare i sensi.

Di colpo lei si voltò, aderendo con le natiche al suo ventre caldo e pulsante, offrendogli la schiena con un ritmo avido e sincopato.

Al culmine si staccarono appena, legati l’uno all’altra da uno sguardo intenso, assaporando gli ultimi istanti.

Tutto finì rapidamente com’era iniziato.

Si ritrovarono uno difronte all’altra, il respiro ansante, increduli di aver condiviso tanta carnalità.

Lui si congedò appoggiandole le labbra sulla carne tenera del polso, un sorriso svagato negli occhi.

Lei si guardò ancora un attimo nello specchio, il trucco sfatto e la pelle brillante, poi si voltò con un sospiro.

Il tango era finito, i ballerini abbandonavano lentamente la pista della milonga.

tango-in-argentina

Foto: Maurese Polizio

Ciclotimia

Una madama piemontese travestita da ministro, per nostra fortuna ormai ex- anche se ha fatto più danni dell’uragano Kathrina, ha invitato a non essere choosy, schizzinosi, in fatto di lavoro.

In un momento come quello odierno, in cui il lavoro è diventato un miraggio per troppe persone, affrontare un argomento del genere è come camminare sulle uova, c’è sempre la paura di urtare la sensibilità di qualcuno.

Si, sono fortunata perchè ho un lavoro e si, sono sfortunata perchè odio questo lavoro da troppo tempo.

Non mi ritengo schizzinosa, la vita mi ha imposto delle scelte, ho dovuto e devo fare ogni giorno molti sacrifici e, nonostante il mio disagio, sono troppo perfezionista per lavorare male.

Ogni giorno indosso la mia maschera, ogni giorno sono professionale, empatica, gentile, persino affettuosa, ma tutto questo mi affatica moltissimo, è come nuotare controcorrente spendendo un sacco di energie per fare poca strada, e ogni tanto la maschera si incrina.

Sono troppo spesso sola, scrivere qui mi fa sentire meno alienata anche se è solo una realtà virtuale, un’altra maschera dietro cui nascondersi, perchè la vita che vorrei vivere non è alla mia portata, la città dove dovrei abitare non mi offre un lavoro e così vivo una non-vita, abito in una non-casa, ormai sono una single con il marito.

l-equilibrista-dell-amoreCi sono giorni in cui l’equilibrio vacilla e la corda su cui beccheggio minaccia di spezzarsi, ci sono altri giorni in cui riesco a camminare senza guardare il vuoto e mi sento quasi orgogliosa di me stessa.

La corda sale e scende, l’umore va su è giù.

C  I  C  L  O  T  I  M  I  A

una parola dal suono elegante e armonioso per definire il mio stare da schifo.

Avrei voluto essere leggera come una ballerina equilibrista ma non ci sono riuscita, oggi la maschera si è incrinata ma domani sarà saldamente al suo posto.

Vi saluto con le parole e la musica del grande Lou Reed, che ha guardato l’abisso e ne ha tirato fuori gemme preziose come questa.

 Che autunno meraviglioso! Tutto scintilla d’oro, e che luce incredibile e morbida. L’acqua ci circonda da ogni lato. Io e Lou abbiamo trascorso tanto tempo qui negli ultimi anni, e anche se siamo gente di città questa è la nostra casa spirituale. La settimana scorsa ho promesso a Lou di farlo uscire dall’ospedale e di tornare qui a Springs. E ce l’abbiamo fatta! Lou era un maestro di tai chi e ha trascorso in maniera felice i suoi ultimi giorni qui, abbacinato dalla bellezza e dalla potenza e dalla tenerezza della natura. È morto domenica mattina guardando gli alberi e facendo solo con le sue mani da musicista la famosa forma numero ventuno del tai chi. Lou è stato un principe e un combattente e so che le sue canzoni sul dolore e la bellezza che c’è nel mondo riempiranno la gente con la stessa gioia incredibile che lui sentiva per la vita. Lunga vita alla bellezza che ci colpisce e ci passa attraverso e ci cade addosso.

Laurie Anderson, sua moglie devota e amica per sempre