Hic sunt leones

fonte: web

La solitudine acuisce le percezioni e trascorrere soli buona parte del proprio tempo è un esercizio che richiede molta pazienza e nervi saldi.
Nelle ore di silenzio faccio i conti solo con il passo cadenzato del mio cuore e la risacca dei pensieri che mi affollano la testa.
Sono pensieri d’acqua che non sa trovare uno sbocco naturale, acqua che ingrossa le dighe, infida e pericolosa come solo uno stagno può essere.
C’è tanta similitudine tra il tracciato di un eeg e quello di un terremoto, sono moti sussultori, impulsi elettrici, onde ritmiche. Chissà se varrebbe la pena trasformarlo in armonia, tramutare le onde alfa e quelle theta in fa diesis e la bemolle e scoprire qual è la musica di un pensiero.
Il vero problema di chi si lascia sopravvivere è non sapere cosa fare di tutto il tempo che avanza, tempo che dovrebbe essere speso a ridere, a mangiare di gusto, a parlare con persone interessanti, a fare l’amore. Tempo che dovrebbe essere semplicemente speso, non accantonato per ciò che non sarà.
Piangere non è mai una soluzione conveniente, può essere tutt’al più un sollievo momentaneo quando il troppo di dentro tracima nel nulla di fuori.
Scrivere allora, perlomeno provarci, sarà pur sempre meglio di un niente di fatto. Prendere così le distanze dai propri pensieri ne spunta, talvolta, le armi affilate e fa chiudere prima le ferite. Cicatrici, ecco cosa rimane, sulla pelle e dentro la testa. Un tessuto roseo e sottile, teso a coprire i bordi arrossati, un cordoncino di carne che duole nei momenti più assurdi, che pulsa come un cuore e rammenta di non dimenticare.
Memento mori, ma no, non è così, ricordati invece di vivere, ché di morire nessuno si è mai scordato.
Mi piace guidare veloce, mi dà energia, ma la velocità spesso fa perdere dettagli, piccoli particolari, certamente insignificanti, che scatenano riflessioni inaspettate.
Stamattina percorrevo la solita lunga galleria, nella luce ancora incerta di un mattino rovente, e ho dovuto rallentare all’improvviso, fin quasi a fermarmi del tutto. Un trattore probabilmente, forse una biga romana sbucata da un paradosso spazio-temporale, hanno creato una lunga colonna di auto spazientite. Costretta ad adeguarmi alla lentezza del più forte, mi sono ritrovata a osservare ciò che di solito non mi accorgo neppure esista.
In alto, tra i tubi della ventilazione e i cavi delle luci fluorescenti, c’era una coppia di piccioni. Svolazzavano noncuranti del frastuono e dell’aria irrespirabile, si spostavano grassi e sgraziati, erano molto scuri, appesantiti da strati vellutati di smog, e sembravano malati, forse già mutati geneticamente senza neppure essersene accorti.
Non erano affatto interessati a volare verso il fondo della galleria, là dove pure si vedeva il chiarore del sole, anzi stavano al centro, ben lontani dall’uscita, come ne avessero paura. Delimitavano con brevi colpi d’ala un recinto di abitudini sicure.
Mi sono domandata se mai capiranno che esiste un mondo oltre il confine della galleria, una soglia da varcare, un posto lontano dal fragore innaturale di mostri di lamiera e polveri sottili.
Hic sunt leones, mi è affiorata alla mente questa frase imparata tanto tempo fa, un espediente dei cartografi antichi per distinguere il mondo conosciuto da ciò che non valeva la pena esplorare, perché sconosciuto e perciò pericoloso o magari solo poco redditizio.
Un modo elegante e sibillino per dire ho paura di te, non mi interessi, faccio a meno di conoscerti.
Per quei due patetici piccioni la luce in fondo al tunnel e l’aria fresca erano leoni da cui tenersi lontani, una pericolosa novità da non sperimentare.
A volte penso che dovrei tatuarmelo in fronte, qui non c’è nulla di interessante da vedere, non è proprio il caso di fermarsi, hic sunt leones, hic sunt dracones.
Forse, con un disclaimer così efficace, eviterei di continuare a soffrire ricordando chi mi ha attraversato per un istante ed è andato via senza neppure salutare, chi ha lasciato un solco di ricordi e un desiderio di amicizia insoddisfatto, chi non posso fare a meno di rimpiangere nei momenti in cui vorrei condividere una scoperta, un libro bellissimo, la musica perfetta o un panorama mozzafiato.
Sarà che ho buona memoria e ho sempre dato un peso importante alle persone e troppo poco a me stessa, ma la verità è che

….se vuoi andartene, puoi farlo. Io mi ricorderò di te. Io ricordo tutti quelli che se ne vanno (Lilo)

Hic sunt leones

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