Il mio Alfabeto dei Film

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fonte: web

Solitamente non partecipo a test o catene, principalmente perchè non sento di avere molto di interessante da condividere, poi perchè a domanda secca “fammi un elenco di cose che ti piacciono” il mio cervello risponde immancabilmente con una linea piatta.

E’ un mio limite da sempre, io macino e rimugino le risposte ma mai che abbia avuto la battuta pronta al momento giusto.

Ovviamente anche questa volta ho dovuto lasciar sedimentare le cose e appuntare tutto su fogli volanti man mano che le idee venivano a galla, come gnocchi pronti per essere scolati e serviti in tavola!

Faccio un’eccezione perchè si parla di film, una delle mie due ragioni di vita in questo mondo ingrato e crudele insieme ai libri, perchè mi ha invitato EdFelson, che è persona schietta ma capace di grande incisività intellettuale e di una insospettabile dolcezza d’animo nei suoi scritti e poi perchè mi diverto un sacco a leggere i suoi post incazzosi.

Quindi ringrazio lui e l’ideatrice del gioco, LaPolly.

Ho stilato un elenco di film che adoro, di alcuni potrei recitare le battute a memoria, ma potrei aggiungerne molti altri perchè sono una consumatrice vorace e onnivora. Di questo devo ringraziare la mia famiglia, che non ha mai posto filtri o inculcato paure nella mia intelligenza di bambina e mi ha permesso di apprezzare ogni genere di storia senza pregiudizi.

Pronti che si parte!

Azione!

A – Alien; All’inseguimento della pietra verde; Agata e la tempesta; About a boy; l’ Armata Brancaleone; Angeli con la pistola; Albert Nobbs; A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar

B – Blood diamond; Becoming Jane; il Bagno turco; il Buio oltre la siepe; il Buono, il brutto, il cattivo; il Bacio della donna ragno; Brigadoon; Blade runner

C – Camera con vista; C’era una volta; Cosa piove dal cielo?; il Colore viola; Casomai; Colazione da Tiffany; la Calda notte dell’ispettore Tibbs; le Conseguenze dell’amore; Cosmonauta

D – the Departed; il Discorso del re; Dieci inverni; Dirty dancing; Delicatessen, la Donna che visse due volte; Duets; Don Camillo

E – Espiazione; Enigma; l’Erba di Grace; Emotivi anonimi; l’Esorcista

F – Festen; Full monty; la Finestra sul cortile; le Fate ignoranti; la Febbre del sabato sera; Flash Gordon; Fuga per la vittoria; Footloose

Adesso ci sta proprio bene questa

G – Grand Budapest Hotel; Galline in fuga; Ghostbusters; Gran Torino; Grease; il Grande freddo; la Grande fuga; Grand canyon; i Gigli del campo; Good morning Vietnam

H – Holy smoke; the Hunting party; Harry, ti presento Sally; Highlander; Hocus Pocus

I – Io, robot; Io sono leggenda; Inside man; Indovina chi viene a cena (l’originale del 1967);  I love radio rock; Indiana Jones (tutti)

J – Jane Eyre (sia la versione del 1970 che quella del 2011); Jerry Maguire; Jumanji; Jumpin’ Jack Flash; Juno

K – Kramer contro Kramer; Kill Bill (tutti); K-Pax; la Kryptonite nella borsa; Kamchatka; Kiss kiss, bang bang; Kinky boots

Un po’ di carica

L – Legend; Love actually; il Labirinto del fauno; Little Miss Sunshine; Labyrinth; LadyHawke; la Leggenda del re pescatore; Léon; Lezioni di felicità – Odette Toulemonde; l’Invasione degli ultracorpi (l’originale del 1956); una Lunga domenica di passione

M – Molto forte, incredibilmente vicino; Matrix; la Meglio gioventù; Monsieur Batignole; Marnie; le Mele di Adamo; Monsieur Lazhar; Mine vaganti; Matrimonio all’italiana; il Mio amico giardiniere; Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano; Monsters&co; Michael; Marianna Ucrìa; Men in black

N – Non ci resta che piangere; Non dirlo a nessuno; Nightmare; Noi e la Giulia; Nella valle di Elah; Nikita; Non è un paese per vecchi

O – Ovosodo; Ogni cosa è illuminata; the Others; l’Ospite inatteso

P – Possession; Profondo rosso; Pane e tulipani; la Parte degli angeli; il Pianeta delle scimmie (l’originale del 1968); il Patto dei lupi; Paulette; Papillon; il Pianeta proibito; il Pianista; un Pesce di nome Wanda; Per un pugno di dollari

Ascoltando

Q – Quel che resta del giorno; Quasi amici; Qualcosa è cambiato; Qualcuno volò sul nido del cuculo

R – Racconti da Stoccolma; Ronin; Rollerball (l’originale del 1975); le Relazioni pericolose; the Reader; Ravanello pallido; Ritorno al futuro (tutti); Rocky (I, II, III); il Rosso e il blu; Respiro

S – la Scoperta dell’alba; il Segreto dei suoi occhi; Still life; Saturno contro; the Shining; le Streghe di Eastwick; Sabrina (la versione indimenticabile di Audrey Hepburn); Sciarada; Santa Maradona; la Sconosciuta; Slevin

T – Time travel; Top gun; Train de vie; Tutto su mia madre; This must be the place; i Tenenbaum; Taxi driver; Terminator; the Truman show; Treno di notte per Lisbona; Triage

U – l’Uomo che visse nel futuro (l’originale del 1960); Up; gli Uccelli; l’Uomo che verrà; un Uomo tranquillo; gli Uomini preferiscono le bionde

Una delle mie preferite

V – Viola di mare; Voglia di tenerezza; Volver; le Vite degli altri; Vidocq; il Vento fa il suo giro; Viva la libertà; Valentin

W – Will Hunting; Willow; What women want; Wall-E; Wargames

X – X-Men

Y – Yentl

Z – la Zona morta; Zoran, il mio nipote scemo

# – 1997: Fuga da New York; 21 grammi; 47 Ronin; una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan; 4 mosche di velluto grigio; 30 anni in 1 secondo; la 25^ ora

Un ultimo brano

Visto che sono molto curiosa e spero accettino il mio invito, sempre che non abbiano di meglio da fare tipo andare in vacanza, portare a spasso il cane o mettersi lo smalto alle unghie, nomino (non odiatemi vi prego, ho già il mio da fare con il caldo!):

La Lunatica repressa

PindaricaMente

Sherazade

Affy

Jojovertherainbow

Sourtoe cocktail club

wwayne

Avrei voluto nominare anche Max ma mi limito ad abbracciarlo forte.

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Nervi scossi

Tremare di rabbia.

Letteralmente.

Sentire il corpo scosso da un terremoto interiore, le mani che fremono di rabbia impotente, salivazione azzerata, lingua di cartone e quel grumo così odioso e così grande che ostruisce la gola.

Soffoco, ho i polmoni che bruciano e la gola che fa male da tutta la rabbia che ho in corpo e che vorrei urlare fuori.

Devo stare calma, devo stare calma, devo stare calma………. ma allora perchè mi sembra che il cuore mi si stia dilatando nel petto come un palloncino in procinto di esplodere?

Ecco sì, esplodere!

Come un vulcano e con una sola colata di lava benedetta fare piazza pulita di tutti gli idioti boriosi ed arroganti che mi circondano, di quei cretini che calpestano le altre persone o le usano e non si curano neppure di gettarle via nel giusto contenitore della spazzatura.

Rabbia, rabbia, rabbia, stupida, impotente, inutile.

Domani avrò un colorito più grigiastro, una ruga profonda tra gli occhi e lo stomaco dolorante come se mi avessero preso a pugni.

Vorrei vivere in un mondo splatter, un mondo alla Tarantino e hoplà tirare fuori una bella katana e tagliare, tagliare, tagliare.

Devo stare calma, devo stare calma, devo stare calma, devo, devo, devo, voglio!

Ascoltando Aerosmith

Magazzino 18

Magazzino18Sono appassionata di teatro di prosa da molti anni.

Ogni autunno, non appena arriva la locandina della nuova stagione teatrale, io e Marito leggiamo, discutiamo, patteggiamo il numero di spettacoli da inserire nell’abbonamento “quello l’abbiamo già visto…….davvero? non mi ricordo!………ma si dai, come non ti ricordi c’era Pagni, Lavia, Orsini………”, ogni volta è bello ricordare le emozioni provate, gli attori, tanti, che abbiamo imparato ad apprezzare, gli autori spesso giovani e sconosciuti che ci hanno riservato sorprese entusiasmanti.

Ho visto spettacoli noiosi ed altri indimenticabili, alcuni creati apposta per fare cassetto, con nomi di gran prestigio, ma deboli e deludenti alla prova dei fatti, altri invece con compagnie giovani, autori sconosciuti e provocatori, così coinvolgenti da continuare anno dopo anno a seguirli e a cercarli in cartellone.

Sono una spettatrice “fredda”, le mie emozioni sono contenute, preferisco tenerle dentro, non mi spello le mani per applaudire, non grido bravo, non batto i piedi, non faccio gridolini di entusiasmo, non tengo come ricordo i biglietti degli spettacoli visti, non ho bisogno di feticci.

Almeno non fino a Magazzino 18.

Ho applaudito a scena aperta più e più volte, ho riso, ho cantato, ho pianto, mi sono indignata e alla fine sono scattata in piedi, come le centinaia di altre persone che mi circondavano e ho sentito l’emozione e la commozione che ci investivano tutti all’unisono.

Mi sono accorta che sarebbe stato uno spettacolo diverso già nel foyer, prima dell’apertura delle sale.

Chi è abbonato di lungo corso ha imparato a conoscersi di vista, c’è la signora che arriva da sola, sempre con un libro in mano, ed è la prima ad aspettare che la maschera sollevi il cordone d’ingresso, il gruppo di amiche che spettegola allegramente, la professoressa di lettere che accompagna un gruppo di studenti, la coppia di anziani con l’apparecchio acustico che fischia, un signore barbuto sempre elegantissimo che siede in prima fila, forse un critico, e stringe la mano agli interpreti a fine spettacolo.

Quella domenica pomeriggio c’era un’atmosfera strana, quasi elettrica, e tante persone anziane, alcune visibilmente affaticate nel camminare, facce nuove, mai viste prima, che scalpitavano per accedere alla platea in una coda indisciplinata.

E’ stato uno spettacolo totalmente differente da ciò cui ero abituata, un pubblico irrequieto, commenti ad alta voce, esclamazioni indignate, tanti flash di foto rubate, singhiozzi sommessi e lacrime.

Non ci sono state contestazioni ma una partecipazione sofferta e rumorosa.

Ho compreso che molti degli spettatori più anziani venuti a vedere lo spettacolo avevano davvero vissuto le vicende narrate, erano gli esuli istriani.

Dopo lo spettacolo ho voluto capire di più, ho cercato di leggere in modo critico le informazioni che avevo ricevuto. Certo non posso dire che tutto debba essere preso per oro colato, sicuramente alcune cose possono essere state edulcorate o adattate per esigenze sceniche. Ho letto in rete critiche estremamente feroci, contestazioni e polemiche, ma ho anche visto con i miei occhi il pubblico partecipare, piangere ed emozionarsi e non penso che tutti quanti siamo stati vittima di un’allucinazione collettiva, che sia stata solo una furba operazione mediatica ad averci deviato dalla retta via del buonsenso.

Mi sono vergognata perchè non sapevo quasi niente di quella vicenda, perchè Slovenia e Croazia in me destavano solo il ricordo di belle vacanze estive, perchè non avevo idea di cosa fosse il Treno della vergogna, perchè nessun giornalista, per quanto in buona fede e sorretto dal suo credo politico, avrebbe dovuto scrivere una cosa del genere parlando di italiani ad altri italiani

“Oggi si parla ancora di profughi…..
Non riusciremo mai a  considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre città, non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori . I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano la nostra solidarietà, né hanno diritto a rubarci  pane e spazio che sono così scarsi. Questi relitti repubblichini che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare al loro paese d’origine perché temono di incontrarsi con le loro vittime , siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali. Nel novero di questi indesiderabili, devono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare iugoslava e che si presentano qui da noi in veste di vittime, essi che furono carnefici. Non possiamo coprire col manto della solidarietà coloro che hanno vessato e torturato, coloro che con l’assassinio, hanno scavato un solco profondo tra due popoli. Aiutare e proteggere costoro, non significa essere solidali, significa farsi complici.
Essi sono indotti a fuggire, incalzati dal fantasma di un terrorismo che non esiste” (Pietro Montagnani, L’Unità, 30 novembre 1947)

Se poi guardiamo la cronaca di tutti i giorni, tra sbarchi, intolleranza, disperati che preferiscono morire cercando di sfuggire alla morte certa dei loro paesi, campi profughi o lager legalizzati, alla fine non è che questa umanità sia cambiata poi molto.

Damnatio memoriae, a partire dagli antichi romani è tutt’ora uno sport praticato da molti regimi, non ultimi quei buontemponi dell’Isis. D’altra parte è più facile odiare il diverso anzichè cercare di capirlo e cancellarne la memoria anzichè arricchire la propria cultura con la diversità.

A poche ore dalle celebrazioni di un giorno che simboleggia il nostro diritto di essere liberi, di scegliere chi vogliamo essere senza costrizioni, chiudo queste riflessioni senza alcun intento polemico augurando a tutti di sentirsi sempre liberi di parlare, di confrontarsi, di dissentire e perchè no di mandare a quel paese anche me, se così vi piace!

Buona libertà!

Inversione

Sleeping by Day – http://www.raycaesar.com/work

Negli ultimi anni la schiena mi sta creando non pochi problemi. Al di là del sintomo puramente e dolorosamente fisico, so bene che sono tutti campanelli di allarme che il mio inconscio cerca di incanalare in superficie, per attrarre brutalmente la mia attenzione e richiamarmi dalla caparbia indifferenza che ostento.

Il dolore fisico può essere un potente persuasore oh sì, crediamo di essere padroni del nostro corpo quando in realtà basta così poco, un leggero crack, una contrattura da nulla per trasformarci in una statua di sale.

La medicina psicosomatica è una materia affascinante. E’ una lettura illuminante e spesso mi aiuta a far luce sulle cause del mio reagire in un determinato modo e su quali siano i miei punti deboli.

E’ elementare e quasi banale, se mi fermo a riflettere, accettare il fatto che tutti i fardelli, i pesi assunti volontariamente o forzatamente, le responsabilità, i carichi reali o metaforici vanno a gravare proprio lì, sulle mie spalle e su quel serpente di ossa e nervi che mi sorregge, trasformandomi in un povero piccolo Atlante di periferia, stremato dal troppo peso dei pensieri e delle emozioni.

Da poco ho un nuovo giocattolo con cui mi trastullo volentieri nella speranza di un po’ di sollievo, una panca ad inversione.

La prima volta che l’ho usata ho provato un pesante senso di nausea e vertigine. Sono bastati pochi gradi di inclinazione, la perdita di contatto con il terreno per farmi sentire strana, diversa, scollegata.

A poco a poco ho preso confidenza, ho iniziato ad oscillare facendo ondeggiare piano piano le mani, saggiando il mio equilibrio in continuo mutare.

E’ diventata una droga quotidiana, una manciata di minuti di assoluta distensione.

Sì distensione è proprio la parola giusta, a testa in giù assaporo l’assenza di peso, sento i miei organi interni che si allungano e si dilatano alla conquista di un nuovo spazio, mi accarezzo il ventre appiattito, intreccio le mani sopra la testa. Mi sembra quasi di sentire i capelli che crescono.

Il sangue fluisce all’indietro, le gambe diventano leggere e avverto nelle orecchie un rombo sommesso, quasi stessi ascoltando il silenzio all’interno di una conchiglia marina.

Nell’inversione cambia totalmente la mia consapevolezza del tempo, tanto da costringermi a puntare una sveglia per tenere conto dei minuti che passano.

Chiudo gli occhi e mi abbandono all’indietro. I pensieri non si accaniscono più, vengono spazzati via dal lento fluire del mio corpo che si dondola, come orme sulla sabbia, allisciate e ammorbidite dal ritmo delle onde.

A volte sento in bocca un sapore primitivo, un misto di sale, lacrime, muco, lisozima e liquido amniotico.

Ridivento il feto che sono stata, ricordo la sensazione di galleggiare nella pancia di mia madre, l’assenza di peso, i suoni ovattati del mondo esterno uditi da lontano, dal ventre caldo di una conchiglia marina, indietro nel tempo, in utero.

Il ritorno alla normale verticalità è un brusco risveglio dal sonno, il sangue torna a scorrere seguendo la gravità naturale, percepisco il contatto con la terra e piccoli morsi alle gambe, mentre cammino cauta e più leggera, almeno per un po’.

Ascoltando ma soprattutto ammirando questa stupefacente artista

Oro verrà

tramonto

fonte: web

Ho voluto unire i titoli delle mie canzoni preferite di Mango e ricordarlo così, oggi.

Ho sempre amato la sua voce ed i suoi testi, sono passati così tanti anni ma canto ancora le sue canzoni a memoria.

Ricordo il mio diario di V° ginnasio, un’agenda verde di Snoopy con il testo di Lei verrà in prima pagina, scritto con grafia rotonda da bambina, molto diversa dai geroglifici spigolosi in cui si è trasformata oggi, e ricordo quanto mi arrabbiai con la mia compagna di banco, che mi fece trovare scritto “che schifo” di traverso su quelle parole tanto da me amate.

Mango se n’è andato nel migliore dei modi per un artista, facendo la cosa che amava, calcando la scena come un moderno Molière.

Mi mancherà ma continuerò ad ascoltare e a cantare le sue canzoni con lui

Buona settimana naviganti

Buongiorno naviganti e buona settimana!

Riprendo a lavorare dopo un periodo di ferie che mi ha fatto riappropriare di me stessa, del mio piccolo mondo semplice  e della mia dimensione famigliare.

Purtroppo le cose belle finiscono.

Senza portatile e senza connessione internet non mi resterà che pensarvi, a presto leggervi.

Un tempo sapevamo il mondo a menadito:

era così piccolo da stare fra due mani,

così facile che per descriverlo bastava un sorriso,

semplice come l’eco di antiche verità nella preghiera. (W.Szymborska)

Riempire peperoncini

Riempire peperoncini piccanti, il lavoro più ingrato del mondo.

Ogni anno ci ricasco, ogni anno mi maledico e mi riprometto che sarà l’ultimo, ogni anno ci ripenso e mi dico che in fondo, paragonati a quelli industriali, ne vale proprio la pena.

Eccoli lì, carnosi, rossi e sodi, sembra quasi mi stiano sfidando.

Un giorno per raccoglierli e pulirli, e guai a toccarsi gli occhi, che piangono calde lacrime, al contatto con i vapori che si sprigionano aprendoli.

Un giorno per sbollentarli nell’aceto, profumato di lauro, cannella, ginepro e chiodi di garofano, per me la miglior sinfonia olfattiva dell’autunno.

Un giorno per riempirli con olive, capperi e acciughe, la via più spiccia e prevedibile, o salsa al tonno, rigorosamente fatta in casa, se no che casalinga disperata sarei?

Finalmente un bel bagno nell’olio e riposo al buio per almeno due mesi, perchè il tempo leviga il piccante e raffina il sapore e perchè a volte bisogna saper aspettare.

In fondo riempire peperoncini è una metafora della vita.

Ci ostiniamo a riempire di contenuto un involucro aspro e bruciante, cerchiamo di ingentilire le asprezze e ammorbidire i contorni e spesso, per apprezzarne fino in fondo il valore, dobbiamo imparare ad aspettare, a non avere fretta di gustare tutto subito.

Per alcuni la vita è una scatola di cioccolatini, per me un vasetto di peperoncini piccanti da assaporare con cautela.

peperoncini