Continuazione

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane, 
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate. 
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo 
e quando dormo taglia bene l’aquilone, 
togli la ragione e lasciami sognare, 
lasciami sognare in pace (Samuele Bersani)

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Dovrei scrivere l’ultimo post dell’anno, fare un bilancio, una stima degli utili, magari un mazzetto guarnito di buoni propositi per il futuro, invece sono la campionessa delle scadenze disattese e dimenticate.
È strano pensare che ciò che sto scrivendo adesso, tra una manciata di ore sarà qualcosa scritto l’anno scorso.
È uno sfasamento temporale che mi infastidisce, una sorta di malessere da cinetosi, devo abituarmici come farei con un paio di occhiali più forti o se dovessi riprendere a camminare dopo una brutta storta.
Procedo con cautela, a piccoli passi, perché sono bravissima a complicare anche le cose più semplici.
Questi sono i momenti in cui, più del solito, affronto la vita in difesa, arrotolata su me stessa come una felce, che non ha alcuna intenzione di spianare i suoi riccioli.
Dormo appallottolata in una noce di gambe, braccia e muscoli contratti, le dita tutte mangiate mi ricordano che sono un disastro e invecchiando non miglioro.
La mattina il risveglio è un tormento, cercare di dare coordinazione ad un pupazzo disarticolato un’impresa faticosa.
Le anche, il diaframma, le spalle mi fanno un gran male, ogni cosa sembra pesantissima, i vestiti una gabbia fatta per rendermi, se possibile, ancora più goffa.
Benché io ami profondamente l’inverno, il freddo mi rende rigida e rattenuta, una pozza di cera liquida che diventa sempre più opaca e solida.
Cerco di srotolare la schiena come spiega il mio amato yoga, tendo le braccia al soffitto, mi allungo in tutta la mia piccolezza e immagino di essere una betulla flessuosa, di avere la testa legata ad un filo che mi tira verso l’alto, ma ecco che zacchete! il filo viene tagliato e mi ritrovo accartocciata per terra, una marionetta con i fili aggrovigliati, buona solo per l’ultima fila delle comparse.
La betulla lascia il posto al tronco contorto di una vite e inciampo nei miei stessi piedi, come fossero radici dispettose.
Il mio corpo si prende gioco di me, cerca di stuzzicarmi, di risvegliare la mia attenzione con il dolore.
Mi faccio male, spesso molto male, per distrazione, goffaggine, suggestione postipnotica o chissà che diamine!
Cado, mi taglio, sbatto contro spigoli, sollevo pesi troppo grandi per le mie forze.
Guai a chiedere aiuto, per chi mi prendete, io ce la faccio da sola.
Non importa se poi sono segnata di rosso e blu come un compito in classe, non importa se sono una roccia di tufo friabile, una palafitta senza fondamenta.
Semplicemente continuo ad andare avanti, un po’ arrotolata, qualche rara volta dritta e sicura, molto spesso incerottata.
L’ultimo giorno dell’anno per il mio libro di meditazioni è importante, è intitolato Continuazione perché si porta a termine un ciclo, si festeggia il compimento di un giro di ruota, che fa avanzare di un passo verso il nuovo, ma al tempo stesso si mantiene continuità con ciò e chi ci ha preceduto.

Ogni conclusione porta con sé un compimento.
Il compimento porta alla liberazione.
La liberazione ci permette di proseguire.
Nemmeno la morte è una vera fine.
La vita è un’infinita continuazione.

Questo è l’augurio che esprimo e desidero per tutti noi.

I folletti di wp mi hanno comunicato un exaequo tra i miei commentatori più fedeli, Sherazade ❤ e Ysingrinus ❤
Sherina e Yzzy, grazie mille volte!

Clessidra

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fonte: web

La vita è come una clessidra.
La coscienza è la sabbia che vi scorre

Ho un libro di meditazioni tao, una per ogni giorno dell’anno, e questa è la meditazione di oggi.
La forma della clessidra è un infinito verticale, eliche del DNA che si avvolgono, maschile e femminile contrapposti, materia e spirito che si toccano senza compenetrarsi.
La sabbia che scorre al suo interno è flusso di energia, è kundalini lungo la spina dorsale, è la strada della vita.
Purtroppo è una strada difficile da comprendere nella sua compiutezza, così come è difficile afferrare un nastro di sabbia che scorre tra le dita.
Il movimento della sabbia è il Tao, la saggezza sta nel raggiungere la comprensione del movimento, anziché concentrarsi solo sui singoli aspetti materiali, che possono risultare dolorosi e incomprensibili ma fanno parte del disegno che il flusso di sabbia sta creando.
Questi ultimi giorni di un anno che muore, le ore notturne più buie e silenziose, la solitudine di chi non ha molto da festeggiare, sono tutti granelli che vorticano lentamente dentro la mia clessidra.
Scrivo queste riflessioni pensando ad una persona, entrata nel mio flusso di sabbia da non molto tempo, ma ormai tanto importante da farmi dividere il mio percorso in un prima e un dopo il suo arrivo.
Scrivo riflettendo su ciò che sta affrontando, gli stravolgimenti della sua vita, il suo bisogno di condividere, di raccontare.
Non è stato facile trovare un punto di equilibrio, abbiamo rischiato di esplodere per troppa vicinanza e di perderci per troppa distanza.
Abbiamo cercato di dimenticare, di fare finta che non fossimo null’altro che un contatto casuale, ma ci sbagliavamo.
A volte penso a questo incontro come ad un karma che viene da molto lontano, fili che si riannodano dopo tanti puntini di sospensione, la chiave che apre una porta sigillata.
È una sensazione potente.
È energia.
È

Valore

Ottobre è finito e oggi sorrido come una mela candita!
Ieri notte guidavo veloce, immersa nel buio di un’autostrada semideserta, con la compagnia di uno chansonnier francese che ha musicato la poesia di un autore che amo molto.
Mi è tornato in mente questo articolo, scritto tanto tempo fa.
L’ho risvegliato per dargli una seconda opportunità di dialogo.
Mi piacerebbe leggere i commenti delle tante persone che stimo e per cui provo un affetto sincero, per la cura e l’attenzione che mi rivolgono e che per me, credetemi, sa di miracolo e non cessa di meravigliarmi.
Questo mondo non esiste, tutto questo è vero come la finzione, la realtà è diversa, tutto può essere cancellato con un click…..però io qui mi sento felice e a casa.

La Mela sBacata

ritratti 05 opera grafica di proprietà privata

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello
che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori…

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La cena

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Ho apparecchiato la tavola con molta cura, i piatti delle grandi occasioni, la tovaglia di lino, un mazzo di fiori spettinati con finta semplicità.

Ho messo il vestito rosso che ti piace tanto e i tacchi alti “da femmina”, che insisti sempre per farmi indossare, anche se sai che non amo apparire.

Il vino respira nel decanter di cristallo, è l’ultima bottiglia di Bordeaux, il nostro ultimo viaggio insieme.

Ti ricordi ancora, amore mio?

Ho preparato uno stufato di carne, con cipolla, vino rosso e funghi porcini.

Non è adatto ad una cena elegante, troppo semplice e rustico, ma so che ti piace tanto.

Ora sta cuocendo lentamente, alla fine la carne sarà così tenera da non aver bisogno del coltello, anche se ho messo in tavola quelli con la lama seghettata, comprati in quel negozio specializzato ormai chiuso da tempo.

Ti ricordi, amore mio, com’ero felice quando ho acquistato il mio primo Santoku?

Mi hai detto “attenta a non farti male, mia piccola chef” e mi hai sorriso, con quello sguardo tenero e dolce, quello sguardo per cui avrei fatto follie.

Eravamo felici allora, ti ricordi, così felici e innamorati.

Tu eri il mio uomo perfetto, tanto più alto e forte di me, ed io la piccola chef o la strega tentatrice, a seconda del momento e del luogo.

Mi sto di nuovo mangiando le unghie, devo smetterla subito, mi si sciupa lo smalto rosso, che ho messo solo per te con tanta cura.

L’odore di cipolla mi ha impregnato le mani, nascondendo quasi del tutto quello della candeggina.

Lo so che non ti piace, amore mio, l’hai sempre trovata fastidiosa e ti arrabbi quando ne uso troppa, per quella che tu definisci la mia ordalia del pulito, ma sono sempre stata così pignola, sai quanto amo tenere tutto in perfetto ordine.

Quando annusavi l’odore, storcendo il naso con disgusto, ti buttavo le braccia al collo e ti chiedevo scusa con mille baci.

Tu mi perdonavi sempre, perché eri tenero con me e mi amavi tanto.

Amore mio è difficile gettare via tutto quello che abbiamo costruito insieme, sai?

E’ difficile dividere ciò che è stato nostro, quantificare ciò che ora è tuo e non sarà più mio.

Neppure tu sei più mio, sono stata così cieca da non vedere i segnali, le bugie, i ritardi, così stupida nel creare giustificazioni al tuo comportamento, tanto che non ti scomodavi neppure più a raccontarmi bugie.

Fino a quel giorno maledetto, quando mi hai vomitato in faccia tutto il tuo veleno e mi hai detto che di una strega come me non sapevi più che fartene, che avevi trovato un angelo, finalmente, un angelo biondo pronto a capirti, ad adorarti e che era finita.

Ti ho guardato, amore mio, ti ho guardato fisso nel fondo dell’anima, ma ho visto solo buio, porte chiuse e stanze vuote.

Allora ho capito e non ho voluto combattere, sapevo di averti perduto.

Sono rimasta sola in questa casa, cercando di separare la pula dal grano senza riuscirci, perché senza di te sono persa, amore mio, persa ed infelice.

Rientrando a casa, la sera, ho iniziato a notare piccole sparizioni delle tue cose, prima i tuoi abiti, le tue camicie, le scarpe che curi con tanta pignoleria, poi qualche libro, dischi, qualcuno dei tuoi amati quadri astratti.

Sei sempre stato discreto e corretto però, un messaggio per avvisarmi la sera prima, un biglietto con l’elenco di ciò che avevi portato via e un saluto cortese, da perfetto estraneo, firmato con le tue iniziali.

Saresti stupito, amore mio, se ti dicessi che conservo tutti quei biglietti, che entro in casa piano piano per non far fuggire subito il tuo odore, che cammino per le stanze a piedi nudi, cercando di indovinare dove hai poggiato i tuoi, per sentirne ancora il calore?

Sei sempre stato attento a non incontrarmi, amore mio, ma l’altra sera non è andata come al solito.

Sono rientrata prima, ero stanca e incupita da una cattiva giornata, o forse tu eri in ritardo oppure il caso ha voluto ancora una volta farsi beffe di noi.

Ci siamo ritrovati faccia a faccia, io con le chiavi in mano, tu impacciato da una scatola traboccante di libri.

“Come stai, ti trovo bene.”
“Non c’è male, grazie, fermati per un boccone, cucino qualcosa.”
“Ma sì dai, anzi c’è una cosa di cui vorrei parlare con te.”

Ho cucinato come ai vecchi tempi, una tartare di salmone fresco, sminuzzato con il mio adorato Santoku, pane francese e vino bianco gelato.

Abbiamo chiacchierato amabilmente, poi d’un tratto l’atmosfera si è guastata.

“La casa?”
“Vendere??”
“Sì, lo so che è intestata a te ma pago io il mutuo!”
“Cosa??? LEI vuole una casa più grande?”

NO, NO, NO!!!!!!

Amore mio, mi dispiace, e dire che me lo avevi detto, attenta a non farti male, è davvero tanto affilato.

Quanto sangue, non avevo idea che potesse sgorgare così tanto sangue, perdonami amore mio.

Ti ho medicato subito come potevo, ti ho chiesto mille volte scusa e stavi bene, stavi già andando via, allora perché, perché hai dovuto cominciare a gridare tutte quelle cose orribili?

Dovevo farti smettere, non volevo più sentire la tua voce cattiva, rivolevo quello sguardo tenero su di me, lo capisci ora?

Lo capisci perchè l’ho fatto?

Amore mio, lo stufato è pronto e ho tanta fame, voglio cenare con calma, bere il mio vino rosso, poi penserò a cosa fare di quello smartphone, che ogni tanto si mette a suonare insistente.

Amore mio, sei tenero, te l’ho sempre detto, ricordi?

Così tenero che ti mangerei.

La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’ capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.

(Inferno, canto XXXIII)

Voodoo doll

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fonte: web

Ho voluto giocare un gioco antico,

di cui avevo dimenticato le regole.

Ho lanciato in aria i dadi,

ma nascondevano facce truccate.

Ho guidato nella notte senza freni,

senza accorgermi della curva ingannevole.

Ho lanciato il mio corpo nel vuoto,

con ali improvvisate troppo piccole per me.

Ho assaggiato un vino sconosciuto,

ma il mio stomaco era vuoto.

Ho indossato cavigliere di ti amo,

soffrendo per la pelle piagata.

Ho vietato al corpo di dormire,

zittendo i lamenti del sonno.

Ho tappato le orecchie al buonsenso,

pur temendo la malìa delle lusinghe.

Ho bruciato la candela dai due lati,

ignorando d’esser io lo stoppino.

Ho impastato bamboline voodoo,

con la tiepida me stessa liquefatta.

Resto a terra così

-una falena infilzata-

pronta per la teca

di un nuovo collezionista.

Sarebbe fin troppo ovvio ascoltare Voodoo child, fatelo pure se volete, ma qui da me stanotte risuona Persephone.

“una mattina mi sono svegliata e ho cominciato a vivere, a camminare”

Sto leggendo un libro da molto tempo ormai, sorseggiandolo quasi parola per parola, con studiata lentezza, per non finirlo troppo presto e prolungare il piacere che mi offre.

Ho preso in prestito, per il titolo del post, una piccola ma bellissima frase trovata al suo interno.

E’ un meraviglioso dialogo sull’amore, due donne ed un uomo che raccontano il loro triangolo amoroso, ognuno dal proprio punto di vista, arricchendo ad ogni pagina la storia dei dettagli mancanti, dei particolari sottaciuti, della personale sofferenza.

C’è un brano che mi ha folgorata a tal punto da compiere un gesto fuori dalla mia logica, ho contrassegnato la pagina, proprio io che odio orecchie e sottolineature e amo i libri levigati e intonsi, quasi vergini.

Avrei voluto scrivere un post su questo brano, una volta terminata la lettura, ma oggi è successa una cosa bizzarra.

Mi è arrivata per mail una di quelle sciocche catene, cui non rispondo mai ma che mi diverte leggere, e sono scoppiata a ridere di sorpresa perché non potevo credere ai miei occhi.

C’è una persona, cui riservo un posto speciale nel mio cuore e nella mia stima, che mi ripete come un mantra che “niente è per caso”, che yin e yang, bianco e nero possono anzi devono esistere per mantenere l’equilibrio.

Ecco, oggi ho pensato che forse (ma solo forse, non inorgoglirti troppo) la sua visione è quella giusta.

So, this is also for you dear……..

fonte: casa mia

Vuoi che te la dica?…

Non ne soffrirai?…

Riuscirai a sopportarlo?…

Ebbene sì, io ci sono riuscita. Ma non mi piace dirla a nessuno, non mi piace privare le persone dei loro ideali, della fede riposta in un meraviglioso inganno, dal quale derivano tante sofferenze ma anche tanti splendori: gesta eroiche, opere d’arte, prodigiose imprese dell’ingegno umano. Tu adesso stai vivendo proprio in questo stato d’animo. Nonostante ciò, vuoi che te lo dica?…

D’accordo, se proprio insisti. Ma poi non prendertela con me. Vedi, cara, il Signore mi ha colpito duramente, ma al tempo stesso ha voluto farmi un grande dono facendomi scoprire questa verità – e io sono riuscita a sopportarla senza morirne. Che cosa ho scoperto?… Ho scoperto, mia cara, che la persona giusta non esiste.

Un giorno mi sono svegliata, mi sono messa a sedere sul letto e ho sorriso. Non sentivo più alcun dolore. E improvvisamente ho capito che non c’è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun’altra parte, puoi starne certa. Esistono soltanto le persone, e in ognuna c’è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c’è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. Nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l’unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce, tutto… Lazar lo sapeva, quando ci salutammo sulla porta di casa sua, eppure era rimasto in silenzio e sorrideva, perchè avevo detto che avrei trovato io quella giusta per mio marito. Lui lo sapeva bene che non esiste da nessuna parte…

Come?… Vuoi sapere perché mi sono messa a piangere quando l’ho visto? Se è vero che l’uomo giusto non esiste, che tutto è finito e sono completamente guarita, perché ho incominciato a incipriarmi il naso appena ho sentito che conserva ancora quel portafogli di coccodrillo marrone? Mah, fammi pensare. Forse posso risponderti.

Ho incominciato a incipriarmi il naso per l’imbarazzo, perché sarà anche vero che quello giusto non esiste e le illusioni svaniscono, ma io lo amo – e questa è un’altra cosa.

(Marika – Parte Prima)

Ed ecco la mail che ho ricevuto stamane.

Esiste una persona che, se ti fermi un attimo a pensare, è in realtà la persona sbagliata. Perché la persona giusta fa tutto giusto: arriva puntuale, dice le cose giuste, fa le cose giuste… ma non è che abbiamo sempre bisogno delle cose giuste.
La persona sbagliata ti fa perdere la testa, fare pazzie, scappare il tempo, morire d’amore. Verrà il giorno in cui la persona sbagliata non ti cercherà e sarà proprio in quel momento in cui vi incontrerete che il vostro donarsi l’un l’altro sarà più vero.
La persona sbagliata è, in realtà, quello che la gente definisce una persona giusta.
Quella persona ti farà piangere, ma un’ora dopo ti asciugherà le lacrime.
Quella persona ti farà perdere il sonno, ma ti darà, in cambio, una notte d’amore indimenticabile.
Quella persona forse ti ferisce e dopo ti riempie di gentilezze chiedendo il tuo perdono. Quella persona potrà anche non essere sempre al tuo fianco, ma ti penserà in continuazione.
E’ bene che ci sia una persona sbagliata per ognuno di noi.

Ascoltando

Citazioni&Riflessioni

“Lo sai perchè hai l’ulcera? Perchè hai solo due forme di comunicazione: il silenzio e la rabbia”

dal film Prima di mezzanotte

credits: Arthur Tress – Girl with dunce cap

Mi diverte leggere le citazioni poste sulla prima pagina dei libri.

Talvolta si addicono perfettamente al contenuto, in altri casi risultano più criptiche e mi lasciano con un dubbio irrisolto.

Saranno state scelte perché in qualche modo amate dall’autore, evocative di un percorso di vita che non ci è dato conoscere, o semplicemente per far sfoggio di erudizione e colpire il lettore con una trovata d’ingegno?

Il mio professore di latino e italiano del liceo, da noi chiamato con spregio “Il Beppe”, mente geniale, pungente e sardonica ma un vero bastardo, parlandone da vivo, mi ha insegnato a modo suo l’importanza dell’uso corretto delle citazioni.

Ricordo un votaccio per aver attribuito erroneamente una citazione latina di Plauto, buttata a caso in un tema a sostegno di un’argomentazione troppo debole.

“Contenuto discreto ma impari ad essere umile e a citare le fonti corrette. Questo le costa due punti in meno”

La citazione che ho riportato all’inizio, benché non sappia ancora se calzerà con il resto di questo post già abbastanza confuso, non è una semplice boutade. Mi piace e molto spesso, per fortuna non sempre, contraddistingue il modo in cui mi rapporto al mondo, al pari della varietà espressiva di Clint Eastwood negli spaghetti western: con il sigaro o senza sigaro.

Nelle ultime settimane mi sto sorprendendo meno arrabbiata con il mondo intero, sensazione che mi lascia interdetta e mi fa stare sulle spine.

Ho passato buona parte della mia vita emotiva in allarme rosso, scrutando come una vedetta in attesa delle vele nere, l’odore del pericolo incombente sulla testa come un nuvolone grigio di grandine.

Ora mi guardo attorno e mi chiedo perché le cose mi colpiscono meno profondamente, perché la rabbia dura così poco e scivola via come gocce d’acqua dal piumaggio di un’anatra.

Sto diventando più fatalista, invecchio o è solo il caldo che mi toglie le forze?

Mi sento un pugile che, nonostante abbia perso ai punti, ha ancora in corpo così tanta adrenalina da augurarsi un knock-out liberatorio.

Lavoro in un paesone ai margini di un grande capoluogo industriale, conosco bene praticamente tutti gli abitanti, direi negli aspetti più personali e delicati della loro vita, dato il lavoro che faccio.

La gente mi chiama per nome, mi saluta per strada, mi ferma per chiedere consigli, mi offre il caffè al bar. A tratti è confortante ma tanto faticoso, mi obbliga ad indossare sempre la livrea professionale, ad essere lucida e presente a me stessa anche quando vorrei solo buio e silenzio.

Ho un collega giovane con cui ho un rapporto a dir poco burrascoso e movimentato.

Per un periodo, molto breve peraltro, siamo anche stati amici ma qualcosa si è guastato ed ora sembriamo due acrobati alle estremità di un asse, in equilibrio precario sulla capocchia di uno spillo, impugnando ciascuno un coltello da lancio anziché un ombrellino.

Se uno dei due si avvicina troppo ruzzoliamo a terra entrambi, facendoci molto male, quindi non resta che tenerci d’occhio da lontano, mantenendo le posizioni di sicurezza.

Pochi giorni fa si commentava l’ennesima storia di corna, moglie tradita, quattro figli di cui tre con problemi di salute, marito che conosce una donna in chat e in fretta e furia va a prendersela in Sudamerica, i piccioncini che girano abbracciati per il paese.

Brutta storia davvero, squallida e triste, che lascia l’amaro in bocca e la sensazione che davvero tutto valga così poco da essere gettato alle ortiche, senza pensarci su nemmeno un momento.

CollegaGiovane pontificava indignato sul marito “non capisco”, “mi fa schifo”, “persone così non meritano di esistere”, “io non farò mai una cosa del genere”.

Per un po’ l’ho lasciato parlare, poi ho detto alcune cose che, benché liquidate da lui con una scrollata di spalle e un’occhiata di compatimento alla povera stupida in premenopausa, mi hanno dato parecchio su cui riflettere.

Gli ho detto che prima di trinciare giudizi bisognerebbe conoscere il vissuto e le circostanze che portano una persona a compiere un gesto del genere; che l’aver commesso un’azione orribile non significa che il suo autore sia una persona totalmente orribile; che quasi mai il torto o la ragione stanno da una sola parte; che a volte la gravidanza, il parto, l’attenzione esclusiva al benessere dei figli possono portare le donne a dimenticare il loro ruolo di mogli e compagne, per diventare esclusivamente madri, creando una sensazione di abbandono nell’uomo il quale, diciamocelo francamente, non è il vero sesso forte della coppia e diventa sensibile alle moine di una qualunque gatta randagia, capace di farlo sentire al centro dell’universo.

Mentre parlavo mi sono resa conto che per la prima volta ero stata in grado di mettermi dalla parte del torto, entrare in sintonia empatica con il colpevole e parlare in suo favore.

Ho compreso che le frasi “per sempre” e “non farò mai” sono tanto teoriche quanto irrealizzabili. L’assoluto non esiste, siamo creature fallibili, a volte ingorde, frettolose e inconsistenti, dobbiamo accontentarci del compromesso, dei colori sfumati, del “più che potrò” e del “farò del mio meglio”, dobbiamo mediare ogni giorno tra i nostri desideri e ciò che la sorte è davvero in grado di offrirci, tenendo a mente che l’inganno è solo in parte vita e prima o poi tutti dovremo confrontarci con i nostri sbagli.

Il vero grande errore è l’incapacità di comunicare un disagio, un bisogno di attenzione, un personale senso di solitudine a chi ci sta accanto, è la sfiducia nelle doti di ascolto e comprensione dell’altro ed è il pensare di risolvere ogni problema dando un colpo di spugna alla vecchia vita, ricominciare da capo fuggendo, dimentichi del cumulo di macerie che ci si lascia alle spalle.

Mi sono resa conto che fino a poco tempo fa non avrei mai detto cose del genere, anzi mi sarei infuocata di sdegno ed indignazione pasionaria, sarei stata tra quelli che puntano il dito e sputano sentenze con voce astiosa.

Questo mi lascia perplessa, mi fa sentire irrisolta, perennemente in costruzione e senza certezze.

Davvero questa è la maturità? Sto diventando grande ed equilibrata o solo accidiosa e cinica perchè, ad uno sguardo più attento, degli altri non mi importa nulla?

Ballando questa ad alto volume

Per rendere “Il Beppe” fiero di me, ringrazio la mitica dott.ssa Bailey di Grey’s Anatomy, Dino Abbrescia in “Se devo essere sincera”, i Marta sui tubi e ovviamente Sergio Leone per la paternità delle altre citazioni sparse nel post.